Dipendenza del Giappone dalle terre rare importate dalla Cina

Le terre rare “Kidorui” (希土類) sono un bene essenziale nella produzione di apparecchi di precisione, così come nelle tecnologie legate all’aeronautica, all’industria automobilistica e per le batterie. La Cina attualmente detiene il 70% della produzione mondiale e il Giappone importa da questo paese circa il 58% del suo fabbisogno.

Nel 2012 uno studio congiunto delle Università Waseda e Università di Tokyo ha scoperto l’esistenza di terre rare nel sottosuolo marino attorno all’isola di Minamitorishima (南鳥島), parte dell’arcipelago di Ogasawara (小笠原諸島), circa 1800 Km a est di Tokyo e zona economica esclusiva del Giappone (EEZ).

Arcipelago di Ogasawara, Isola di Minamitorijima, 1800 Km a est di Tokyo

La buona notizia è che si stima che ce ne sia in abbondanza (probabilmente 1’600 tonnellate, sufficienti per il fabbisogno giapponese per almeno due secoli; la cattiva è però che recuperarle è difficile, trovandosi a 6’000 metri di profondità).

Disprosio e Ittrio

La scoperta è stata confermata dall’estrazione di campioni in 25 punti lungo uno spazio di 2’500 km². Queste raccolte hanno confermato picchi di Disprosio (ジスプロシウム) e l’Ittrio (イットリウム)

, rispettivamente utilizzati nei magneti delle tecnologie ibride e nei laser.

Creazione e sviluppo del Consorzio nazionale di ricerca ed estrazione delle terre rare

Nel 2014 è stato fondato il Rare-Earth Rich Mud Development Promoting Consortium (東京大学レアアース泥開発推進コンソーシアム) con la partecipazione di numerose imprese private ed agenzie pubbliche, con lo scopo di sviluppare tecnologie che permettano l’accesso e l’estrazione a queste risorse.

Nel corso del 2020 si ipotizza l’invio di un sottomarino a conduzione automatica nelle acque territoriali dell’arcipelago di Ogasawara per mappare e censire lo spessore delle riserve attraverso gli ultrasuoni.

La possibilità di rendere commercialmente possibile lo sfruttamento delle terre rare nel sottosuolo marino del Giappone è una grande scommessa nazionale con rilevanti effetti non solo economici ma anche geopolitici visto il carattere strategico di queste risorse.

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